Blog

Gli arancini di riso


Nella parte orientale dell’isola prevalgono i piatti semplici e genuini della tradizione contadina e marinara. Nella parte occidentale segnata dall’influsso arabo e dalle tradizioni di corte, la cucina si fa più ricca, ricercata e dai contrasti insoliti.

Qui di seguito vi daremo alcune delle ricette tipiche preparate secondo la tradizione delle nostre mamme, che, ve lo assicuriamo, sono quasi tutte delle ottime cuoche!!

Arancini di riso

Anche chi non li ha mai mangiati, ne conosce sicuramente il nome, vista la popolarità del Commissario Montalbano presso la grande maggioranza degli studenti di Italiano.

Per cominciare: si dice arancina o arancino?

Dipende da dove vi trovate, a Palermo si chiama arancina, a Catania invece è maschile, quindi arancino.

Ma ormai grazie a Camilleri, un po’ in tutta l’isola si è imposta la forma al maschile, quindi anche noi ci adeguiamo.

E’ sicuramente una delle pietanze più diffuse, tutti i siciliani di ritorno in Sicilia, non potendo attendere oltre, li mangiano già sul traghetto a Messina, in tutta sincerità noi vi consigliamo di aspettare e mangiarli altrove.

Forse di discendenza araba, epoca in cui sarebbe stata introdotta nell’isola l’usanza di consumare riso e zafferano condito con erbe e carne, l’arancina è una palla di riso, che per il colore e la forma ricorda un’arancia – da qui il nome – farcita con ragù di carne e piselli, altre volte con mozzarella e prosciutto.

I siciliani li mangiano anche a colazione, ed è usanza mangiarli il 13 Dicembre, giorno di Santa Lucia, quando la tradizione vuole che sia vietato consumare pasta e pane in segno di devozione alla Santa.

La storia di Santa Lucia è molto tragica.

Siamo a Siracusa, nel IV secolo dopo Cristo, al tempo dell’imperatore Diocleziano, grande persecutore dei cristiani, che per professare la loro fede si rifugiano nelle catacombe della città, le più estese al mondo dopo quelle di Roma.

Lucia, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, è stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia è già da anni ammalata e le molte cure non hanno dato alcun risultato.

Così Lucia decide di fare un pellegrinaggio insieme alla madre al sepolcro di Agata a Catania. Qui, durante la preghiera Lucia si addormenta e vede in sogno sant’Agata che le dice: “Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu stessa per tua madre?” Al suo risveglio la madre è guarita. Durante il viaggio di ritorno a Siracusa, Lucia comunica alla madre la volontà di non sposarsi, di dedicarsi alla fede e di aiutare i poveri e i bisognosi.

Così rompe il fidanzamento e va tra i poveri nelle catacombe, con una lampada in testa donando loro tutte le sue ricchezze.

Il fidanzato, abbandonato, decide di vendicarsi, denunciando Lucia come cristiana alle autorità romane.

Lucia viene processata e sottoposta ad atroci torture, per convincerla a rinnegare la sua fede e a compiere sacrifici in onore degli dei romani, lei però non cede. Viene allora minacciata di essere esposta tra le prostitute, ma Lucia risponde: “Il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”, e quando le guardie tentano di trascinarla di forza, Lucia miracolosamente diventa pesante ed inamovibile come una roccia.

Il governatore ordina allora che Lucia sia bruciata viva come strega, ma nonostante il fuoco avvolga il suo corpo, lei sorride e mantiene la calma.

Lucia resiste ad ogni tortura fino a quando viene decapitata.

Non si sa bene come perse gli occhi, qualcuno dice che gli vennero strappati prima di morire. È per questo motivo che Santa Lucia è la protettrice della vista.

La leggenda racconta ancora che nel 1646 a Siracusa, colpita da una terribile carestia, arriva una nave carica di frumento, e nella disperazione i cittadini assaltano la nave e mangiano il grano intero. Pertanto, ogni anno si rinnova la tradizione e il 13 dicembre in Sicilia si mangia la “cuccia”, ovvero grano bollito condito con crema di ricotta o di latte bianca o al cioccolato.

Oggi in verità i siciliani preferiscono mantenere fede alla tradizione di non consumare pane e pasta per Santa Lucia mangiando gli arancini di riso, che quel giorno si preparano a casa o si comprano nei bar o nelle rosticcerie con i ripieni più svariati, oltre a quelli tradizionali con carne o mozzarella e prosciutto, anche ripieni ai funghi, melanzane, spinaci, gamberi, salmone e così via, a seconda della fantasia dei cuochi.

E dopo questa lunga premessa, eccovi la ricetta:

 

 

Ingredienti

 

1 kg di riso a chicchi grossi e lunghi

brodo di carne o vegetale

150 grammi di burro

2 bustine di zafferano

250 grammi parmigiano grattugiato

olio per friggere

Pangrattato

 

Per il ragù di carne

 

400 grammi di carne tritata di manzo

1 cipolla

carota e sedano

200 grammi salsa di pomodoro

200 grammi di piselli

Olio extra vergine d’oliva

½ bicchiere di vino bianco

Sale e pepe

Culturforum è una scuola di lingua italiana che dal 2000 offre corsi di Lingua e Cultura Italiana a Cefal&ugrave, pittoresca cittadina sul mare, sulla costa nord della Sicilia.

Corso Ruggero, 55
90015 Cefalù (Palermo), Sicilia, Italia

Social Links

©2018 Culturforum. Tutti i diritti riservati. Designed By Webvox