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11
Lug

Dillo in italiano

Lo scorso Febbraio la pubblicitaria Anna Maria Testa ha lanciato una petizione su Change.org dal titoloUn intervento per la lingua italiana (#dilloinitaliano)per invitare il governo italiano, le amministrazioni pubbliche, i media, le imprese a parlare un po’ di più, per favore, in italiano.” Aggiunge la Testa: “La lingua italiana è la quarta più studiata al mondo. Oggi parole italiane portano con sé dappertutto la cucina, la musica, il design, la cultura e lo spirito del nostro paese. Invitano ad apprezzarlo, a conoscerlo meglio, a visitarlo. Le lingue cambiano e vivono anche di scambi con altre lingue. L’inglese ricalca molte parole italiane (“manager” viene dall’italiano maneggiare, “discount” dascontare) e ne usa molte così come sono, da studio a mortadella, da soprano a manifesto.
La stessa cosa fa l’italiano: molte parole straniere, da computer a tram, da moquette a festival, da kitsch astrudel, non hanno corrispondenti altrettanto semplici, efficaci e diffusi. Privarci di queste parole per un malinteso desiderio di “purezza della lingua” non avrebbe molto senso. Ha invece senso che ci sforziamo di non sprecare il patrimonio di cultura, di storia, di bellezza, di idee e di parole che, nella nostra lingua, c’è già.”

Quello che si chiede, insomma, è di evitare parole quali: jobsact, spending review, welfare, endorsement,governance, project manager, question time e via dicendo, che risultano oscure alla maggioranza degli Italiani, che si sa l’inglese non lo masticano neanche tanto bene (a dir poco imbarazzante il nostro primo ministro Renzi che parla in inglese???!!).

L’incomprensibile conferisce potere e aumenta le distanze. Noi che amiamo le lingue straniere, amiamo principalmente la diversità perché è questa a dare la vera ricchezza e non certo l’omologazione.

Firmate anche voi qui #dilloinitaliano, siete ancora in tempo!

AAA

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